NINA E LA DOMOTICA

Domotica, smart home, building automation, sono termini noti e ci riempiamo la bocca delle  possibilità che ci regalano le nuove tecnologie, ma al dunque, nel momento di proporle o installarle siamo all'età della pietra.

La casa intelligente sembra  uno sfizio, un giochino per persone facoltose che vogliono mostrare di avere qualcosa di inaccessibile .

Ma è proprio un gioco?
In una popolazione che sta invecchiando, in una società in cui l'aiuto è un optional che si paga caro, una casa che possa venire incontro alle nostre necessità di essere umano è importante.
Grazie ai sistemi di  dialogo degli oggetti di una casa, il nostro nido domestico può diventare il nostro miglior amico, sempre all'erta e disponibile.

Un gioco lo è in fondo, per quanto riguarda la sua realizzazione e, malgrado le reticenze da parte di costruttori, architetti e elettricisti, sembra persino più facile  di un impianto fatto di soli fili.

Mi sono avvicinata alla domotica grazie a Nina.

"Avete un ascensore?" mi chiese con voce paziente "Voglio scegliere i lampadari per la mia nuova casa  e mi piacerebbe vederli dal vivo. Mi devo muovere in carrozzina e sarò accompagnata dalla Croce Bianca domani mattina. Può darmi una mano?"

Le promisi la mia disponibilità, nella scelta delle luci della casa.
Quella cliente, era  sola in città e  mi feci avanti nel rendermi disponibile per ogni sua esigenza.
E le esigenze di una persona disabile sono infinite!

Feci un sopralluogo nella sua abitazione e mi resi conto, che malgrado la cura nella progettazione, era priva di optional che sarebbero stati molto utili quando si sarebbe aggravata.
Nina soffriva di sclerosi multipla e sapeva benissimo che la malattia non si sarebbe fermata nel suo processo distruttivo, e così avvenne. In seguito ad un aggravamento si rese  conto che quella casa stava diventando un incubo di solitudine e di impossibilità.

Non era possibile alzare una tapparella, non era possibile aprire la porta di entrata, non era possibile telefonare, non era possibile cucinare qualcosa o accendere le luci, non era possibile andare in bagno o a letto senza l'aiuto di un'assistente, che rifiutava categoricamente.

Aspettava le visite dei suoi amici per poter chiedere loro qualche favore, ma la vita è sempre piena di cose da fare e piano piano le amicizie rallentarono la loro presenza.
Sola, in quella bella casa che si stava trasformando in una tomba.

Mi ero presa l'impegno di andare a trovarla tre volte alla settimana, nell'intervallo pranzo, ma era poca cosa in tutto quel daffare.

"Perchè non fai rivedere l'impianto di casa per installare la domotica?"
Mi guardò, ne aveva sentito parlare, ma  in fase di costruzione era stata sconsigliata da tutti gli ingegneri del caso, che dichiaravano la cosa inaffidabile.

"Guarda che non è così difficile come ti fanno sembrare, il problema è che  ti sei scontrata con professionisti che continuano a passare fili come si faceva agli inizi del 1900, mentre gli impianti  integrati con un computer di casa, ti darebbero un valido aiuto per la maggior parte delle tue necessità"

Chiamò l'elettricista che continuò la sua pantomima, dichiarando caldamente che per un impianto del genere sarebbero servite decine migliaia di euro, senza la garanzia del funzionamento.

Finale della storia, Nina è stata costretta suo malgrado a entrare in un casa di cura, nonostante la  giovane età, perchè nessuno l'ha guidata in un percorso di progettazione di un sistema domotico.

Tutto questo a causa dell'ignoranza di persone che non vogliono mettersi in gioco e imparare nuove competenze, talmente comprensibili che un ragazzino di 13 anni, appassionato di elettronica può metterle in pratica.
Infatti in quei giorni, cercando di aiutare la mia amica, mi rivolsi al mio vicino  per sviluppare l' idea in modo semplice e economico. Mentre gli raccontavo il problema da risolvere, lui si mise al computer, fece qualche ricerca e con la sua carta di credito ricaricabile acquistò un Arduino, una  scheda con relè, un pulsante normalmente aperto e  un relè telecomandato, totale spesa €60.

"In attesa che arrivino questi pezzi, ti dico cosa faremo. Useremo un vecchio telecomando, lo apriremo e salderemo i fili a quel pulsante che premendolo  chiude il circuito, collegandoli al relè.
Quando il relè si chiude, si uniscono i contatti e si comandano gli oggetti, tramite un protocollo MQTT"

Avevo trovato la persona giusta, non si era spaventato dalla sfida, al contrario  aveva deciso di cavalcarla e trarre un insegnamento.

"Qui dice che il protocollo ragiona per argomenti, che  ci dicono lo stato di un oggetto che vogliamo comandare, e tramite uno script  in python possiamo comunicare il messaggio di apertura o chiusura, accensione o spegnimento.
Arduino è il server che rimane in ascolto per ricevere i nostri messaggi  tramite il protocollo che fa da nodo, da hub, che trasmetterà il messaggio al motore dell'oggetto azionando il relè a questo collegato."

Qualche giorno dopo avevamo automatizzato tutte le porte di casa, le tapparelle, persino la porta del frigo e la gattaiola di Romeo. Per non parlare dello stereo e delle luci che spengeva dall'unico pulsante uscendo da casa. Insomma era entusiasta della cosa, si sentiva un eroe ed era pronto a mostrarne  la semplicità  a Nina.

Andammo da lei, ma non rispose nessuno.
"Ha deciso di firmare per entrare alla casa  di riposo!" La  vicina riconobbe il rumore del vecchio fuoristrada e aprì la finestra. "La puoi trovare là"

Rimanemmo immobili, senza parole, lui con le sue schede, io con l'Arduino e il telecomando.

Ma quell'esperienza, ci aveva insegnato che si può sempre realizzare quello che altri dicono impossibile.




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