I CINESI LO FANNO MEGLIO?

Ad attendermi al mattino trovo la posta sotto la porta.
E' una busta chiusa con ceralacca.
La apro e leggo gli eleganti caratteri.

"Sono in Italia.
Arrivo alla Villa del Drago domenica sera.
Sei invitata alla festa del Memorandum.
Tiang"

Chiudo la busta. 
Salgo le scale e proseguo la mia giornata, tra un cliente e un lampadario come sempre, ascoltando distrattamente nei momenti di silenzio la radio e le notizie che si ripetono.

Il tono è diverso dal solito, al posto delle vicende politiche interne, sento parole romantiche che parlano di "Via della seta", "Collana di perle" e "Marco Polo".

Una enorme operazione di marketing che trasforma la Cina in un paese illuminato.

Mentre attendono il loro turno, i clienti commentano tra loro e odo parole di rimando come la "Via degli stracci", "Collana di spine" e "Marco Pollo".
La gente non sembra apprezzare l' accordo.

Ed io? Andrò alla sua festa?
Dovrò indossare un  vestito firmato, cercare la mia vecchia borsa Chanel, stare in equilibrio sui tacchi  a spillo e tentare di instaurare una conversazione con persone che non vedrò mai più, evitando di esprimere una opinione contrastante.
Insomma dovrò essere diplomatica.

Ma c'è Tiang.

Tiang è un uomo di affari cinese.
Ha studiato in Europa, ma ha mantenuto forte il legame con le sue origini.
Si sveglia tutte le mattine all'alba per eseguire la sua routine fatta da Tai Chi, meditazione, allenamento di Kung Fu all'uomo di legno. 
Ci siamo conosciuti ad una conferenza  di agopuntura dove lui era il relatore e sbalordiva tutti per la sua competenza.
Ma quello che mi colpì,  allora, fu la sua capacità di analizzare il carattere del suo interlocutore, solo tramite una stretta di mano. Al termine della sua relazione, dove erano radunate le migliore menti di alcune case farmaceutiche europee, lui riuscì a stipulare contratti  e  a firmare collaborazioni grazie alla sua "arte".

Per lui la stretta di mano non era un simbolo, ma era il mezzo per capire i punti di forza e le debolezze di chi aveva di fronte. Me ne accorsi quando un comune amico ci presentò e dopo l'inchino di convenienza, mi strinse delicatamente la mano destra e con la sinistra mi tenne il polso.
Al termine della sua stretta di mano lui aveva a disposizione un vero check up su di me:
"Grande drago !"esclamò.
"Senti cinesino, vedi di non provarci" risposi infiammata.

"Non fraintendere. Ti spiego.
Attraverso i polsi passano i meridiani energetici del corpo umano.
Sin da piccolo sono stato allenato a sentire l'equilibrio o lo squilibrio di una persona, solo sfiorandole il polso,  ed io uso questa tecnica come una sorta di Macchina della Verità. 
Mi è molto utile nei miei affari e nella scelta delle mie amicizie e collaboratori"

Quello era stato il nostro primo incontro che aprì le porte alla nostra amicizia.
Per essere più vicini aveva deciso di acquistare una Villa nella bellissima Toscana, dove si rifugiava per rilassarsi e per preparare strategie  per poi ripartire alla conquista di nuove campagne.

"Mi insegni a sentire le persone attraverso i polsi?" gli chiesi finalmente un giorno.
" Tu hai il talento dell'immaginazione e io quello della misurazione."  mi aveva risposto gentilmente.

Anche in questa frase aveva adoperato la  e..
"Sei in Italia da molto tempo, parli bene l'italiano ma nei tuoi discorsi non ti ho mai sentito pronunciare no, ma , però, invece o simili. C'è un motivo?"

" Se ti avessi detto no, ti saresti offesa.
La ragione sta dalla parte di chi sa meglio argomentare.
E nelle relazioni, sia di lavoro che umane, è importante far percepire le cose che abbiamo in comune. In questo caso io ti ho fatto capire che abbiamo un reciproco talento  e da questo sono partito per gestire la comunicazione.
E con te sono molto attento a non fare arrabbiare il Drago!"

Avevo sorriso, certi segreti li avrebbe trasmessi solo ai suoi figli, un giorno.
Ed adesso, a distanza di anni mi invita ad una festa di cui non so nulla.
Si parlerà di nuova globalizzazione,  di una rete capace di collegare la Cina con il resto del mondo e velocizzare la distribuzione delle merci.

Vado in ufficio, e guardo un lato dello scaffale, dove ho ammucchiato i cataloghi delle  aziende di lampadari e vetrerie italiane  che hanno chiuso in questi anni, incapaci di competere con i prodotti cinesi.
Sono tante, troppe.

E mi domando in cuor  mio se quelle rimaste, sapranno sfruttare le nuove opportunità o se ne verranno strozzate dal paese del kung fu.

Alla fine  di un allenamento un giorno Tiang mi disse:
"Kung Fu, significa uomo che lavora duro per ottenere una abilità, una competenza. 
Noi sappiamo bene che attraverso lo studio e il lavoro possiamo migliorarci.
Siamo abituati da sempre a darci da fare, nella eterna ruota dello Yin e dello Yang, consapevoli che tutto è in divenire, in movimento, che una enorme ricchezza accumulata e non investita porta ad enorme povertà,  mentre una enorme povertà talvolta porta alla creazione di enormi ricchezze."

Mentre spengo le luci della mostra prendo la decisione, andrò alla festa.

E' vero loro lavorano duro e noi lavoriamo smart!




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